Abbonamenti in palestra e Covid 19

La pandemia che ormai da mesi coinvolge il nostro paese ha indotto il Governo a varare una serie di misure restrittive, tra cui l’impossibilità di frequentare palestre, piscine e centri sportivi di vario tipo che hanno dovuto sospendere la propria attività fino al 25 maggio scorso.

La domanda frequente che i titolari di questi impianti e i loro clienti si chiedono è: come ci si deve comportare riguardo agli abbonamenti già in essere?

A chiarirlo è l’articolo 216 comma 4 del decreto di rilancio (D.L. 34/2020) secondo cui:

“A seguito della sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei citati decreti legge 23 febbraio 2020, n. 6, e 25 marzo 2020, n. 19, e a decorrere dalla data di entrata in vigore degli stessi, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”.

Il fondamento di tale disposizione trova le sue radici nel Codice Civile all’art. 1256 secondo cui “l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile” e nell’art. 1463 c.c. che prevede che nei contratti a prestazioni corrispettive se una delle parti (nel caso di specie il cliente) viene liberata dall’obbligo di eseguire la sua prestazione per impossibilità sopravvenuta, non potrà chiedere la controprestazione all’altra che sarà tenuta a restituire quanto nel frattempo abbia ricevuto (nella fattispecie, la palestra). I requisiti fondamentali sono quindi: l’impossibilità di eseguire la prestazione sopravvenuta dopo la conclusione del contratto e che la stessa non sia imputabile al debitore, a prescindere che si tratti di un’impossibilità temporanea o definitiva (art. 1456 c.c.) o che sia totale o parziale (art. 1464 c.c.).

Verificatasi l’impossibilità non si potrà più chiedere l’altra prestazione e sorgerà anche l’obbligo di restituire quanto già ricevuto, secondo la disposizione sulla ripetizione dell’indebito (art. 2033 c.c.).

Fatte queste premesse si desume pacificamente che il cliente avrà diritto ad un rimborso:

  1. gli abbonamenti, a prescindere che siano annuali, semestrali e trimestrali, subiscono una sospensione, pertanto, non appena cessate le misure restrittive, se è nel frattempo scaduto il cliente avrà diritto alla restituzione del prezzo pari al periodo di chiusura della palestra; se è ancora valido avrà sempre diritto al rimborso e potrà poi continuare ad usufruire del proprio abbonamento;
  2. se l’abbonamento è costituito da un certo numero di ingressi: qualora questi siano soggetti ad una scadenza il cliente potrà richiedere il rimborso di quelli non ancora goduti e proseguire, alla riapertura delle attività, utilizzando quelli restanti; se invece non sono soggetti a scadenza potrà recuperare i propri ingressi non goduti.

Per poter procedere alla richiesta di rimborso il cliente dovrà:

  1. Presentare istanza allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato entro 30 giorni dalla data di conversione del decreto di rilancio (ovvero il 18 luglio 2020).

La struttura sportiva, potrà, a sua volta:

  1. procedere entro 30 giorni al rimborso;
  2. Oppure rilasciare un voucher utilizzabile incondizionatamente entro un anno dalla cessazione delle misure di sospensione dell’attività. In quest’ultima frase è molto importante prestare attenzione alla parola “incondizionatamente” perché significa che non può essere soggetto ad alcun’altra condizione (ad esempio la sottoscrizione di un nuovo abbonamento).

Può accadere che la palestra, però, scelga di offrire al proprio cliente una forma diversa di rimborso rispetto alla restituzione del prezzo come, ad esempio, la proroga dell’abbonamento già sottoscritto. In questo caso si tratta di una modifica delle condizioni contrattuali e, in quanto tale, deve essere accettata dall’altra parte, ai sensi dell’art. 1321 del c.c., e non può essere un’imposizione dei titolari dell’impianto sportivo stesso.

L’impianto sportivo non può neppure imporre al cliente una radicale difformità dei servizi negoziati e concordati nel contratto originariamente stipulato. Infatti, nei casi in cui gli venga chiesto di trattenersi all’interno del centro per la durata massima di 90 minuti, di non poter usare le docce, la sauna o la modifica di altri servizi accessori, il cliente potrà chiedere il recesso del contratto e la palestra non potrà rifiutarlo tenuto conto che si tratta di modifiche unilaterali e peggiorative rispetto a quanto sottoscritto in fase di negoziazione.

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