Il Cyberbullismo

Analizziamo il caso di una mamma disperata poiché il figlio undicenne è stato vittima di cyberbullismo.

Il ragazzo di notte si sveglia spesso, ha poco appetito, si isola e se qualcuno gli chiedo come sta, risponde in malo modo e si rinchiude nella sua stanza. Quando cammina per casa, ha sempre il cellulare in mano e attorno a lui, prepotente, impera un silenzio che lo rende imperscrutabile.

Non sapendo cosa fare, la mamma disperata, ha chiesto aiuto alle altre mamme della classe di suo figlio e così ha scoperto dell’esistenza di una chat del gruppo della classe dove sono girati messaggi di offesa e schernimento nei confronti del figlio.

Due / tre ragazzini si sono accaniti contro il ragazzo, offendendolo e minacciandolo.

Sono inoltre state pubblicate foto imbarazzanti del ragazzo.

Chi è il responsabile di questa situazione?
Qualcuno deve essere punito?
Qualcuno dovrà rispondereanche in termini economici?

Il fenomeno descritto sopra è definito come Cyberbullismo

Infatti ci si trova nella situazione in cui la vittima è offesa, molestata e diffamata attraverso strumenti telematici, senza che ci sia il contatto diretto e la vicinanza fisica con il bullo.
“L’aggravante è il fatto che la vittima non può assolutamente fermare o sottrarsi all’attacco, poiché l’atto offensivo è condotto “da remoto” senza limitazioni di tempo e di spazio” spiega l’Avv.Stefania Perillo, civilista esperta in cyberbullismo. “Vanifica quindi la possibilità che la vittima possa difendersi, o peggio ancora, che possa conoscere l’oggetto delle pubblicazioni sul suo conto qualora non legga la chat o non sia incluso nel gruppo di WhatsApp”.

-> Si parla anche di responsabilità penale

“Ai fini dell’individuazione del reato, prendiamo in considerazione l’articolo 595 del Codice Penale che punisce con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino ad Euro 1.032,00 chiunque – comunicando con più persone – offende l’altrui reputazione” specifica l’Avv. Perillo. “L’articolo precisa inoltre che se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni ovvero della multa fino ad Euro 2.065,00.”

“Infine – e qui è il caso che più ci interessa – se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516,00.”
Non solo. “Considerato che la vittima è stato anche minacciato all’interno della conversazione WhatsApp, è opportuno riprendere anche l’articolo 612 del codice penale, che punisce con la multa fino ad Euro 1.032,00, chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno” aggiunge Stefania Perillo.Nel caso qui prospettato, “il figlio della signora è stato preso di mira all’interno di una chat WhatsApp e nei suoi confronti sono state utilizzate espressioni minatorie, offensive e denigratorie” spiega Perillo. “Pertanto sono configurabili i reati di cui agli articoli 595 e 612 del codice penale, con conseguente applicazione di quanto sopra narrato.”

-> La famiglia della vittima di cyberbullismo potrà quindi essere risarcita?

“Sarà opportuno innanzitutto verificare se lo scambio dei messaggi minatori e denigratori sia avvenuto durante l’orario scolastico, perché in quest’ultimo caso sarà opportuno valutare anche una possibile responsabilità dell’insegnante e quindi della Scuola” continua l’Avv. Perillo. “Rispondendo alle richieste della mamma della vittima, è possibile ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e morale.”

Il DANNO PATRIMONIALE potrà essere risarcito presentando la prova delle spese sostenute per ripristinare la situazione iniziale (cd danno emergente) quale per esempio il compenso del professionista che ha aiutato la vittima a riacquisire un equilibrio psicosociale.

Il DANNO NON PATRIMONIALE sarà invece il danno che ha colpito la vittima nella sua persona, nella sua sensibilità morale, tranquillità di spirito ed equilibrio psicologico, portandola per esempio a dover cambiare le sue abitudini avendo dolori o paure, tali da non permetterle di proseguire la propria vita come avveniva prima dell’episodio di cyberbullismo.

“Per la quantificazione del danno non patrimoniale, sarà necessario effettuare un’analisi più approfondita in modo tale da meglio comprendere quali siano le reali ed effettive conseguenze del fatto illecito sulla vittima ed eventualmente sui Suoi prossimi” dice Stefania Perillo. “In conclusione, fermo restando l’opportunità di valutare nel dettaglio l’increscioso episodio e meglio approfondire le effettive conseguenze sulla psicologia della vittima e sulla spesa economica della Sua famiglia, è chiaro come gli atti di cyberbullismo non debbano rimanere nascosti e secretati nell’animo della vittima e dei suoi famigliari” consiglia l’avvocato esperta in materia.

“Al contrario sarà opportuno rivolgersi alle persone competenti che potranno aiutare la vittima ad affrontare e superare il problema, ricorrendo anche, laddove vi siano i presupposti presso le Competenti Sedi per ottenere la riparazione del danno ingiusto subito.”

Cyberbullismo cos’è, nelle sue diverse forme

Per prima cosa, accenniamo qui sotto alle diverse forme di cyberbullismo.
1. Flaming: il bullo invia messaggi offensivi e denigratori nei confronti di un soggetto determinato (la vittima);
2. Cyber-stalking (o happy slapping): il bullo invia ripetutamente minacce ed offese, finalizzate a spaventare la vittima;
3. Cyber-bashing: il bullo riprende atti violenti per mezzo di smartphone e poi postati su internet;
4. Name Calling: il bullo pubblica pettegolezzi o immagini imbarazzanti sulla vittima, danneggiando la reputazione e i rapporti sociali
5. Sostituzione dell’identità: il bullo viola la password di una persona e, fingendosi lei, invia per esempio messaggi malevoli ai contatti della vittima, rovinando l’immagine abituale della vittima stessa;
6. Outing: il bullo rivela informazioni personali e riservate riguardanti una persona (la vittima);
7. Trickery: il bullo spinge la vittima, attraverso l’inganno, a rivelare informazioni spiacevoli e private per renderle successivamente pubbliche in rete;
8. Harassment: il bullo invia in modo reiterato messaggi offensivi e molesti destinati a creare imbarazzo nella vittima;
9. Exclusion: il bullo esclude intenzionalmente una vittima da un gruppo on-line.
10. Impersonation: il bullo si finge un’altra persona così da poter spedire messaggi o foto, senza farsi riconoscere.

Cyberbullismo cos’è. Cosa dice la legge

Entrando strettamente nel campo normativo, il comportamento del bullo può avere conseguenze sia in campo civile che penale.

Responsabilità in campo penale – IMPUTABILITA’ E REATO DI DIFFAMAZIONE

Innanzitutto è bene ricordare che l’articolo 85 del codice penale, in relazione all’imputabilità del fatto illecito, sancisce come nessuno possa essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile.

Precisa poi come sia imputabile solo chi – al momento della commissione del fatto – abbia la capacità d’intendere e di volere.
Dunque presupposto per essere punibili in campo penale è la capacità d’intendere e di volere. Ma cosa si intende per capacità d’intendere e di volere? Vediamo nel dettaglio le due definizioni
Capacità d’intendere: si intende la capacità di rendersi conto della realtà e del valore sociale delle proprie azioni, oltre che delle relative conseguenze;
Capacità di volere: si intende la capacità di autodeterminarsi e di esercitare un controllo sui propri stimoli e le proprie azioni.

In particolare, analizzando nello specifico il concetto di imputabilità in relazione all’età anagrafica, il legislatore ha individuato tre scaglioni:

1. Età anagrafica maggiore di 18 anni – PRESUNZIONE ASSOLUTA DI IMPUTABILITA’

In questo caso si presume la capacità di intendere e di volere del maggiorenne e quindi la relativa imputabilità. Pertanto qualora il soggetto maggiorenne, al momento del compimento del fatto, non fosse capace di intendere e di volere, dovrà darne specifica prova in giudizio.

2. Età anagrafica minore di 14 anni – PRESUNZIONE ASSOLUTA DI NON IMPUTABILITA’

L’articolo 97 del codice penale esclude in toto la responsabilità del minore che, al tempo della commissione del fatto, non avesse ancora compiuto 14 anni. A fronte della non punibilità del minore è comunque prevista l’applicazione di misure rieducative.

3. Età anagrafica tra i 14 e i 17 anni – NESSUNA PRESUNZIONE

La capacità di intendere e di volere del minore dovrà essere accertata volta per volta, tenendo conto dell’effettiva situazione psichica del soggetto al momento della commissione del reato.
In questo ultimo, il Tribunale competente non sarà quello Ordinario ma ci si dovrà rivolgere all’apposito Tribunale dei Minori.

Responsabilità in campo civile – quando e da chi è possibile ottenere il RISARCIMENTO DEL DANNO

L’articolo 2043 del codice civile obbliga chi commette un fatto che cagioni un danno ingiusto ad altra persona, a risarcirne il danno.
Pertanto, sulla base di quanto disposto dall’articolo 2043 del codice civile, qualora venga intentata una causa civile nei confronti del cyberbullo, il responsabile della condotta illecita, potrà essere condannato al risarcimento patrimoniale del danno subito e subendo.
Entrando ancor più nello specifico, è bene citare l’articolo 167 del Codice della Privacy ( D. Lgs n. 196/2003 e successive modifiche), codice che ha proprio la finalità di tutelare i cittadini da forme di intrusione nella rispettiva sfera personale e privata, come per l’appunto la divulgazione dei messaggi e dei video offensivi della reputazione altrui.
Oltre al Tribunale competente, l’Autorità cui far riferimento in caso di violazione del proprio diritto alla privacy è l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Da chi è possibile ottenere il risarcimento del danno subito da cyberbullismo?

Nel caso in cui il cyberbullo sia minorenne o comunque non abbia autosufficienza patrimoniale, i genitori risponderanno civilmente del fatto dannoso commesso dal figlio.
Infatti l’articolo 2048 del codice civile dispone che il padre e la madre del minore siano responsabili del danno cagionato dal fatto illecito di quest’ultimo.
La stessa responsabilità è attribuita all’insegnante, se il fatto dannoso si verifica nel tempo in cui il minore è sotto la sua vigilanza.
La responsabilità si fonda su una loro colpa nell’educazione di chi ha commesso l’illecito (c.d. culpa in educando) o comunque su una loro colpa nel non aver vigilato sufficientemente sul minore (c.d. culpa in vigilando)
Pertanto, nel caso in cui l’illecito si verifichi durante l’orario scolastico è legittimo ritenere la coesistenza di responsabilità concorrenti e solidali tra i genitori e l’insegnante, con l’unica eccezione che il genitore sarà responsabile per la sola colpa in educando e non in vigilando, quest’ultima attribuita all’insegnate che al momento dell’evento era responsabile dell’alunno minorenne.
Bisogna comunque prendere in considerazione l’eventualità che l’insegnate e i genitori provino di non aver potuto impedire il fatto, perché in questo caso potranno essere liberati da responsabilità.

La recente normativa sul cyberbullismo

Da ultimo è bene citare una recente normativa che nasce proprio con lo scopo di tutelare maggiormente i minorenni vittime di cyberbullismo: la legge n. 71 del 2017.
Detta legge consente di chiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti lesivi della reputazione del minore e diffusi per via telematica, come nel caso in esame, foto e video imbarazzanti o offensivi oppure chat denigratorie.
La richiesta di cancellazione dei contenuti va inviata al gestore del social media (o del sito internet) dove sono pubblicate le informazioni ritenute atti di cyberbullismo.
La domanda può essere inviata direttamente dal minore, se maggiore di 14 anni, oppure da chi ne esercita la responsabilità genitoriale.
Una volta ricevuta la richiesta, il gestore dovrà provvedere all’eliminazione dei contenuti offensivi e nel caso in cui ciò non avvenga, ci si potrà rivolgere al Garante per la Protezione dei Dati Personali, che entro 48 ore provvederà in merito.